Antonio Mangiacasale - miodottore.it
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
L’infertilità nella donna
Si calcola che, per la donna, la possibilità di essere fecondata, se ha un rapporto nel periodo fertile, non superi il 25% e questa probabilità decresce con l’età dei partner. È classificata come “infertile” la coppia che non ottiene un concepimento dopo 12 mesi di rapporti liberi e non protetti. Secondo le linee guida dell’American Society for Reproductive Medicine, è giustificato iniziare accertamenti per determinare la presenza di uno o più ostacoli al concepimento solo dopo almeno 12 mesi di rapporti liberi e non protetti. Questo limite si abbassa a 6 mesi per le donne di età oltre 35 anni ed in presenza di fattori di rischio (pregressi interventi sugli organi pelvici, pregresse gravi infezioni utero ovariche, endometriosi etc.). Esistono varie cause d’infertilità o sub-fertilità, che possono essere classificate in poche grandi categorie, frequentemente coesistenti tra loro. Una quota molto piccola di coppie viene definita sterile o affetta da sterilità assoluta (meno del 10%) quando sussistono condizioni che rendono impossibile l’ottenimento di una gravidanza.

 
 
 
 
 
 
  1. Cause di Infertilità Femminile

    Infertilità Tubarica e/o pelvica
    : ostruzione o chiusura delle tube di Falloppio, aderenze pelviche, alterata funzionalità delle tube (impervietà, stenosi, alterata motilità, fimosi delle fimbrie, danno dell’apparato ciliare). Nella maggior parte dei casi, il danno alle tube è provocato da episodi infiammatori che sono quasi sempre asintomatici. Il fattore patogeno più frequentemente coinvolto è la Chlamydia Trachomatis. Anche interventi chirurgici pelvico-addominali o manovre invasive della cavità uterina possono provocare danni se inducono la formazione di aderenze che coinvolgono le tube (alterandone soprattutto la motilità). Esistono vari esami diagnostici per indagare la funzionalità delle tube. In particolare generalmente si prescrive di eseguire HyFosy 3D. Quest’esame consiste nell’effettuare una ecografia per via transvaginale dopo avere posizionato un morbido catetere nel collo dell’utero. Viene quindi lentamente iniettata una modesta quantità di gel sterile iperecogeno a base di cellulosa. Dapprima il gel dilata la cavità uterina e successivamente, passando attraverso le salpingi, ne permette una immediata visualizzazione.
    Rispetto alle tecniche usate in passato, questa metodica ha un duplice vantaggio: da un lato un maggiore comfort per la paziente, dall’altro una maggiore velocità nell’esecuzione grazie alla modica quantità di mezzo iniettato. La maneggevolezza e semplicità d’uso dei sistemi di infusione, poi, rendono più agevole lo studio diagnostico per il medico.
    L’esame viene completato con l’esecuzione di scansioni tridimensionali che permettono una approfondita valutazione diagnostica.

    Endometriosi: presenza di tessuto endometriale in sede ectopica, per lo più pelvica. Gli esami utili per la diagnosi di endometriosi sono l’Ecografia transvaginale, il dosaggio del CA125 ed, in ultima analisi, la laparoscopia per eventuale stadiazione e trattamento
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Infertilità Ovulatoria/ormonale: mancanza o irregolarità dell’ovulazione, cicli irregolari, amenorrea, sindrome dell’ovaio micropolicistico, ridotta o assente riserva ovarica. Tra i disturbi del ciclo ovulatorio, i più frequenti sono rappresentati dall’ovaio micropolicistico (PCOS), dalla assenza (amenorrea) o irregolarità (oligomenorrea) del ciclo mestruale di origine ipotalamo-ipofisaria, dall’aumento della secrezione di prolattina (iperprolattinemia). Se la amenorrea è primitiva (se la paziente cioè non ha mai avuto alcun flusso mestruale spontaneo), può essere presente quella che viene definita una amenorrea da ipogonadismo ipogonadotropo. In tutti questi casi l’ovaio non svolge la sua funzione perché non stimolato in maniera corretta dai centri superiori (ipofisi-ipotalamo). In casi più rari, la irregolarità mestruale può essere il primo segno clinico di una menopausa precoce (POF = dall’inglese Premature Ovarian Failure), che si verifica quando l’ovaio esaurisce prima del tempo il suo patrimonio di follicoli.
La diagnosi del fattore ovulatorio e la differenziazione delle varie forme con cui esso si manifesta, si eseguono attraverso l’esecuzione di una ecografia trans-vaginale (con conta dei follicoli antrali) e dosaggi ormonali sul sangue eseguiti durante la terza – quarta giornata del ciclo mestruale (FSH, LH, E2, PRL, AMH). In caso di POF, il cariotipo su sangue periferico può identificare eventuali cause di origine genetica. Nella iperprolattinemia, la risonanza magnetica dell’ipofisi serve per valutare la presenza di un microadenoma.

Infertilità Uterina: presenza di malformazioni congenite dell’utero (utero bicorne, setto, subsetto), patologie acquisite (fibromi, adenomiosi, endometriti, polipi, sinechie) o aderenze all’interno della cavità uterina oppure presenza di fattori infiammatori a carico dell’endometrio (la mucosa di rivestimento della cavità uterina). Alterazioni dell’utero come unica causa di infertilità sono rare, per lo più sono correlate ad un aumentato rischio di aborto. Il fattore uterino si associa invece spesso ad altri fattori di infertilità, aumentandone l’effetto negativo sulla capacità riproduttiva. Per la valutazione della cavità uterina e la diagnosi di patologie endocavitarie può oggi essere eseguita una ecografia tridimensionale (3D) associata a sonoisterografia (introduzione di liquido in cavità), ma l’esame di elezione rimane la isteroscopia (ISC).
Infertilità sine causa o infertilità idiopatica: Gli accertamenti non sono stati in grado di evidenziare una causa specifica di infertilità.